bio

BIOGRAFIA

Enrico Baj (1924-2003), nasce a Milano, frequenta l’Accademia di Brera e contemporaneamente consegue la laurea in legge.

Nel 1951 fonda con Sergio Dangelo il Movimento Arte Nucleare e partecipa ai movimenti d’avanguardia italiani e internazionali con mostre, pubblicazioni e manifesti, collaborando con Lucio Fontana, Piero Manzoni, Arman, Yves Klein, il gruppo Phases, Asger Jorn e gli artisti del gruppo CoBrA.

A partire dagli anni Cinquanta è presente sulla scena internazionale e in particolare espone regolarmente a Parigi.

Le mostre più significative dell’ultimo decennio della vita dell’artista hanno avuto luogo alla Pinacoteca Casa Rusca a Locarno (1993), all’Institut Mathildenhöhe a Darmstadt (1995), al Musée d’Art Moderne et d’Art Contemporain di Nizza (1998), al Musée de Chartres (2000), al Palazzo delle Esposizioni a Roma (2001).

Nel 2003-2004 al Castello di Masnago, Varese, si è tenuta una mostra concernente le connessioni tra arte e poesia nell’opera di Baj; a Milano a cura della Provincia una grande retrospettiva che si è svolta in spazi diversi in una sorta di itinerario attraverso i momenti salienti della sua carriera.

Nella primavera 2004 si apre a Pontedera «Cantiere Baj», una serie di manifestazioni che si concludono con la realizzazione, nel dicembre del 2006, di un grande mosaico lungo cento metri sul muro che corre lungo la ferrovia a Pontedera. Il progetto per il Muro di Pontedera, costituito da dieci cartoni con collage di elementi di meccano, è l’ultima opera dell’artista, portata a termine pochi giorni prima della morte.

Nel maggio 2007 la Friedrich Petzel Gallery di New York presenta una selezione di opere di Baj dalla fine degli anni Cinquanta al 2002.

Nel 2008 due mostre monografiche: da gennaio a marzo alla Fondazione Marconi di Milano Baj, Dame e Generali ripropone il tema più «classico» dell’artista; da marzo a maggio Baj, Apocalisse, nel Chiostro di Sant’Agostino a Pietrasanta presenta la più grande installazione realizzata da Baj nel 1978 e arricchita di aggiunte fino al 2000. Nel maggio del 2009, a Milano, la Fondazione Marconi allestisce la mostra Baj, mobili animati, che prende il titolo dalla bella monografia che Germano Celant  ha dedicato a questo ciclo di opere degli anni Sessanta.

Nell’estate del 2010 la mostra Baj, dalla materia alla figura al Castello Pasquini di Castiglioncello evidenzia come nel lavoro dell’artista la figura si manifesti con forme e tecniche in continua evoluzione.

Nel 2012 nella Sala delle Cariatidi del Palazzo Reale a Milano viene esposto I funerali dell’anarchico Pinelli, realizzato da Baj nel 1972 per quello spazio: allora la mostra non fu aperta al pubblico perché il 17 maggio 1972, giorno dell’inaugurazione, fu ucciso il commissario Calabresi. Finalmente dopo quarant’anni la grande opera è tornata nella sala per cui era stata concepita.

Nel 2013, a dieci anni dalla morte, Baj è ricordato con tre mostre: in giugno Ububaj, I teli di Ubu, al Camec di La Spezia, in settembre a Milano Enrico Baj, Segni e disegni, alla Fondazione Marconi, e Enrico Baj, Bambini, ultracorpi & altre storie, alla Fondazione Arnaldo Pomodoro. È presente con le Dame degli anni Sessanta alla Biennale di Venezia, nella sezione del Palazzo Enciclopedico curata da Cindy Sherman.

Nel 2015 a Palazzo Gavotti a Savona la mostra Baj, figure dell’immaginario documenta la continua ricerca da parte dell’artista di una sempre rinnovata figurazione.

Nel novembre 2015 la galleria Luxembourg & Dayan di New York presenta una personale di Baj incentrata sulla produzione degli anni Sessanta, e contemporaneamente la Galleria Giò Marconi a Milano ripropone il ciclo delle Plastiche (1967-1969).

Nell’estate del 2016 al Museo Archeologico di Aosta la mostra Baj, l’invasione degli ultracorpi illustra l’evoluzione della figura emblematica dell’ultracorpo dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta.

Nel 2017 la personale Baj, play as protest al Cobra Museum di Amstelveen ripropone la tematica dell’ironia e del gioco come strumenti di critica sociale.

Vi è una costante che dà significato, coerenza e unità alla vita e al lavoro di questo artista: nei suoi oltre cinquant’anni di attività Baj non ha mai cessato di sperimentare e di rinnovarsi, sia nella scelta delle tematiche, sia delle tecniche pittoriche e incisorie.

Tra queste certamente preferito è il collage che, associato o meno al colore, applicato anche nelle opere grafiche, gli ha dato modo di utilizzare ogni sorta di materiale in un gioco combinatorio continuamente rinnovabile. Oltre alle stoffe e alle passamanerie, ai cordoni, ai bottoni, ai pizzi, alle medaglie dei Generali e delle Dame, entrano nelle sue opere di volta in volta vetri colorati, specchi spezzati e ricomposti, elementi di impiallacciature e intarsi, parti di Meccano e di Lego, plastiche e celluloidi, pezzi di legno e oggetti di uso quotidiano.

A mezza via tra l’omaggio e la dissacrazione Baj ha rifatto usando le proprie tecniche alcuni capolavori di Picasso, tra cui Guernica e Les Demoiselles d’Avignon (1969-1970), e di Seurat (1971).

Negli anni Ottanta Baj ha dipinto una serie di tele dedicate a Ubu (1983-84); e i Manichini, che fanno riferimento alla pittura metafisica e nello stesso tempo denunciano il rischio di spersonalizzazione nella civiltà dei robot e del computer (1984-87), opere in cui abbandona totalmente il collage. Lo riprende assemblando oggetti di uso quotidiano e legni nelle Maschere (1993-95) e nei  Totem (1997-2000), che ironizzano sulla ricerca di un certo primitivismo oggi alla moda.

Infine compie una propria personalissima ricerca del tempo perduto eseguendo una serie di piccoli ritratti dei proustiani Guermantes (1999-2000); per le sue ultime Donne-Fiume e per i Monumenti Idraulici (2002-2003) utilizza tubi, sifoni, rubinetti, eccetera: entrambe queste serie di opere sono state esposte a Milano alla Galleria Giò Marconi, rispettivamente nel 2000 e nel 2003.

Se da una parte c’è nell’opera di Baj un aspetto ludico che si esprime nella scelta dei materiali e nel gioco combinatorio del loro assemblaggio, dall’altra Baj si è sempre impegnato contro la violenza e l’aggressività del potere. A partire dai quadri nucleari che con una forte componente espressionista rappresentano gli incubi e le paure dell’uomo dopo Hiroshima, attraverso le immagini dei Generali e delle parate militari che denunciano l’arroganza e la stupidità del potere, Baj approda negli anni Settanta a tre grandi composizioni in cui maggiormente si concretizza il suo impegno : I funerali dell’anarchico Pinelli (1972) ; Nixon Parade o Watergate, (1974); Apocalisse (1978-2000), work in progress a composizione variabile che mette in scena il degrado della contemporaneità e i mostri generati dal sonno della ragione.

In seguito i cicli dei Combinatoires e del Kitsch (1989-1990) rappresentano l’esplosione demografica alla fine del millennio e le masse affascinate dal sistema dei consumi e dal kitsch, che secondo Baj è l’unico vero stile della nostra epoca.

Per quanto feroce, la sua critica è sempre temperata dall’ironia che conferisce alle sue opere una certa leggerezza: Baj non dimentica mai la lezione di Rabelais e soprattutto di Jarry e la figura emblematica di Ubu; infatti ha fatto parte del Collège de Pataphysique di Francia dal 1963 in qualità di Trascendente Satrapo.

Oltre alla sua attività di pittore e scultore, Baj è stato fertilissimo incisore: a partire dal 1952 ha realizzato più di 700 stampe, di cui una parte è raccolta in libri d’artista che illustrano sia poeti e scrittori del passato (Lucrezio, Marziale, Milton, Lewis Carroll e altri), sia moderni quali Raymond Queneau, André Pieyre de Mandiargues, Benjamin Péret, Alain Jouffroy, Jean-Clarence Lambert, Roberto Sanesi, Giovanni Giudici, Paolo Volponi, Italo Calvino, Edoardo Sanguineti, Guido Ballo, André Verdet, Fernando Arrabal, Giovanni Raboni, Andrea Zanzotto, Raphael Rubinstein.

Sono moltissimi, oltre a quelli sopra citati, i poeti, i critici e i letterati che hanno scritto di lui: ricordiamo Édouard Jaguer, Giorgio Kaisserlian, Beniamino Dal Fabbro, Asger Jorn, Arturo Schwarz, André Breton, Françoise Choay, Jean-Jacques Lévêque, E.L.T. Mesens, José Pierre, Pierre Restany, Octavio Paz, Jean Petit, Enrico Crispolti, Gillo Dorfles, Raffaele Carrieri, Marcello Venturoli, Gualtiero Schoenenberger, Maurizio Fagiolo dell’Arco, Luciano Caramel, Antonio Del Guercio, Emilio Tadini, Franco Russoli, Dino Buzzati, Italo Calvino, Giorgio Soavi, Guido Almansi, Giulio Giorello, Pietro Bellasi, Brunella Eruli, Giovanni Giudici, Renato Barilli, Umberto Eco, Arturo Carlo Quintavalle, Luciano Caprile, Martina Corgnati, Marco Meneguzzo, Germano Celant, Jean Baudrillard, Emmanuel Guigon, Michel Maffesoli, Edgar Morin, Paul Virilio, Lawrence Alloway, Marco Livingstone, Jan van der Marck, Herbert Lust, Dan Cameron, Donald Kuspit, Gabriella Huber, Klaus Wolbert.

Enrico Baj è stato anche scrittore e critico: autore di libri, ha ideato e curato numerosi manifesti e collaborato a molti giornali e riviste.

Sue opere si trovano in collezioni private italiane e straniere e nei seguenti musei: Civiche raccolte d’arte, Milano; GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino; Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma; Fondazione Peggy Guggenheim, Venezia; CSAC, Università di Parma; Mart, Rovereto; Musée National d’Art Moderne, Centre Georges Pompidou, Parigi; Musée d’Art Moderne, Saint-Etienne; Tate Gallery, Londra; Stedelijk Museum, Amsterdam; Museum Boymans-van Beuningen, Rotterdam; Museum voor Schone Kunsten, Gand; Moderna Museet, Stoccolma; Museum des 20sten Jahrhunderts, Vienna; Musée d’Art et d’Histoire, Ginevra; Pinacoteca Comunale Casa Rusca, Locarno; Musée d’Art Moderne, Skopje; Museum of Contemporary Art, Chicago; The Art Institute, Chicago; National Gallery, Washington; Australian National Gallery, Canberra.

 

mostra

ENRICO BAJ
Le macchine del tempo
Tribù Guermantes Tuberie

a cura di Angela Sanna in collaborazione con Roberta Cerini Baj

18 novembre 2017 – 15 gennaio 2018

 

opere