VACLAV PISVEJC
RI-TRATTI
UN VIAGGIO TRA MATERIA E MEMORIA

dal 21 aprile al 19 maggio 2018
inaugurazione sabato 21 aprile, ore 17:30

I sessanta ritratti di Vaclav Pisvejc in mostra alla Galleria ZetaEffe a Firenze, dal 21 aprile al 19 maggio, sono in realtà solo una parte dell’intera serie che conta più di cinquecento volti degli artisti contemporanei, da Cézanne fino ai giorni nostri.

L’atto di ritrarre serve a perpetuare la memoria, dal latino trahere, tirare fuori dal modello e riprodurlo, ma i ri-tratti di Vaclav sono “tratti due volte”, escono dai manuali e dai cataloghi d’arte contemporanea, per essere ricreati dalla sua vivida tavolozza espressionista. Sono stati dipinti nel triennio che va dal 2015 al 2018 quasi a voler catalogare un universo di artisti che fanno parte della nostra cultura.

Imprimendo sulla tela colori e segni, al limite dello spazio, Vaclav sembra voler far emergere l’espressività delle personalità ritratte, sviluppando un suo personale modo per entrare in contatto con artisti e personaggi famosi di ieri e di oggi, attraverso il tentativo di compenetrare quasi le loro “carni”. Una sorta di esplorazione del mistero che aleggia intorno alla figura dell’artista che Vaclav vuole ironicamente rivelare, trasmettendo l’espressività e la forza del carattere del modello. La faccia universalmente conosciuta di Pablo Picasso, o quella di Alberto Giacometti, cosi come l’espressione di alcuni artisti informali, pensiamo ad esempio ad Alberto Burri, De Kooning o Franz Kline, vengono dipinti mostrando la stessa agitazione che fa parte del loro lavoro e del loro temperamento.

“L’arte di sentire” è l’esperienza che fa Vaclav tutte le volte che il pennello cerca nervosamente il colore sulla sua tavolozza, immedesimandosi nello stesso gesto che avrà sicuramente ripetuto, migliaia di volte, anche l’artista che sta ritraendo e che in questo modo assorbe inevitabilmente in se stesso, in una sorta di autoritratto continuo.

La sua capacità di riflettere il carattere dei soggetti scelti trascende la bellezza formale, per cercare sotto la maschera un’umana e più sfuggente ‘animalità’, provocando in questo modo emozioni molto intense ed immediate; “Non c’è tensione in un quadro se non c’è lotta con l’oggetto”, scriveva Francis Bacon nel 1955. E Bacon è certamente un riferimento molto evidente per noi, mentre per Vaclav è stata la scoperta di un artista che come lui voleva far emergere nelle sue opere ‘l’ammasso della carne e dei nervi’ che sottendono la vita. In realtà Vaclav non conosceva Bacon, ma il suo animo vi ha sbattuto contro come qualcuno che ha percorso le stesse tortuose strade e  che, senza saperlo, è partito dalla sua nativa Praga ed ha vagato per il mondo portando con sé l’unica ragione della sua vita, la pittura.

A cura di Paola Facchina

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